Le Sfigatte – Un’impronta nel mondo

Come definiresti il volontariato?”

Una giovane compagna di “avventure gattare” ha posto a me ed altri questa domanda di recente. Così mi si sono interrogata in merito ed in effetti, anche nel rispondere a lei, ho più meno detto quanto segue.

Credo che fare volontariato, significhi in sostanza non girarsi dall’altra parte e fare ciò che si può quando si può, dare ciò che si può dare e via dicendo. Poco conta il quanto, il quando, ancora meno il cosa non si fa o il cosa non dà. Conta sempre cosa si può fare. Mi spiego meglio.

C’è chi pensa che non poter donare soldi perché si è in ristrettezze economiche, significhi non poter dare una mano; sbagliato. Molto spesso, alcune realtà, possono aver bisogno del tuo tempo, della tua professionalità, della tua umanità. Altri ancora, possono pensare che non avendo il tempo di respirare, non possono dedicarsi anche al volontariato, lo faranno poi… magari in pensione! Beh, le donazioni, fanno sempre comodo. Anche di piccola entità, una ogni tanto. Perché non parlare poi delle condivisioni online, quelle non costano davvero nulla! Un click! Ancora meglio quando si riesce a fare una combo di tutto quanto, certo. Ma il punto è: nessuno è perfetto e il volontariato nemmeno; il volontariato accetta tutti. Ciò che davvero conta è metterci il massimo impegno e perseguire uno scopo: non voltare le spalle.

Io personalmente, credo di essermi avvicinata alla mia esperienza di volontariato perché da sempre, nel mio spirito, c’è la volontà di lasciare un’impronta. Chi mi conosce sa che provo a farlo sempre e comunque, in ogni aspetto della mia vita e lo faccio davvero da sempre. Ho solo deciso di rendere la cosa più concreta e di farlo per un progetto che da tempo seguivo solo come spettatrice e come sostenitrice alle volte. Un progetto che di “impronte” ne lascia davvero moltissime.

Con vero piacere, oggi vi parlo dell’Associazione Le Sfigatte, di cui ormai sono orgogliosamente socia e volontaria. Ma lo sono da poco e faccio veramente una briciola in confronto a quello che da anni, veterane e veterani si prodigano a fare per i nostri amici a quattro (o a volte meno) zampe.

L’Associazione Le Sfigatte è una ONLUS che concretizza la sua esistenza nel 2007, con maggiore azione sul territorio torinese (ma non solo). Da allora si occupano di soccorrere, curare e sterilizzare gatti randagi o abbandonati; cercano loro una famiglia adottiva che li possa accudire ed amare come ogni creatura meriterebbe.

Ci tengono a sottolineare che non si definiscono un’associazione strettamente gattofila, il loro obiettivo infatti – cito dal loro sito – è “diffondere il rispetto per tutti gli animali, non solo per quelli domestici e di affezione ma per tutti gli essere viventi, senza alcuna distinzione”.

Come sia possibile realizzare tutto questo, vi chiederete?! Non è frutto di una magia, posso garantirlo. Si tratta di un laborioso gioco di squadra, coordinato da una fantastica presidentessa, Laura Bettella, detta amabilmente BOSS.

Catture rocambolesche, stalli presso volontari spettacolari, passaggi con trasporto “micio-taxi” dell’ultimo minuto, appelli adozione allegri, appelli adozione strappalacrime, collage, video, le pillole del buon umore – che fan sempre – pubblicate su Facebook (che ci ricordano le storie finite bene) e poi… poi finalmente lei: l’adozione! Finalmente il momento per cui tutto quel lavoro, per cui a volte si parla fino a tardi la notte, ha un senso. La gioia, nel vedere che quelle zampettine, zompetteranno una casa nuova ma definitiva.

Tutto questo, se le cose vanno bene. Ma, ci sono casi – molti casi – in cui le cose non sono così semplici. Capita che un gatto raccolto dalla strada o abbandonato dalla sua famiglia, sia in condizioni di salute o, addirittura, di vita, precarie. Quante volte Le Sfigatte hanno dovuto fronteggiare simili situazioni. Mai hanno dubitato: ogni vita ha avuto importanza. Ogni vita ha avuto il rispetto che meritava. Ogni creatura ha avuto il sostegno e le cure che ha meritato. Ma tutto questo ha un costo, elevato. Come potrete immaginare, non è semplice fronteggiare queste spese, che si accumulano nel tempo. Ancora meno in tempo di crisi e figuriamoci con due lock down sulle spalle.

Ma pensate che questa mitica Associazione si sia fermata?! Ma figuriamoci! Ancora operativa e più carica che mai! Le iniziative per raccogliere fondi e sostentamenti sono molte e la fantasia non ci manca. Abbiamo le raccolte alimentari che periodicamente facciamo presso i PET STORE [Ne approfitto per ricordarvi quello di questa DOMENICA, 20/11/2020].

In periodi più semplici di questo, si organizzano spesso aperitivi, cene o banchetti, tutti rigorosamente vegetariani e/o vegani. Le restrizioni del periodo non consentono molto, ma anche qui, l’inventiva delle nostre volontarie e la collaborazione dei nostri sostenitori, risolvono il problema! Parte proprio adesso una nuova iniziativa che vi presento in anteprima, insieme alla pagina Facebook dell’Associazione:

Ma non finisce qui! Sono ancora molte le iniziative e non finiranno… da poco c’è stata una lezione di MICIOPILATES, in streaming, tenuta da Barbara Petrilli, che ancora ringraziamo per aver offerto la sua professionalità e il suo tempo. Seguiteci perché riproporremo una lezione simile dopo le feste!

E che dire del mitico SFIGATTE STORE?!

Un meraviglioso negozietto in Via Pasquale Paoli 41/B, Torino, presso il quale potrete trovare prodotti unici, molti dei quali di produzione unicamente dedicata all’associazione. Ad esempio, i nostri calendari, le agende, le shopping-bag con logo e molto altro. Trovate tutti i prodotti in vendita sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/nonsolostore.

Gli orari di apertura attuali sono i seguenti: da lunedì a sabato 10-12.30/16-19. Capitano alcune aperture domenicali, quindi buttate un occhio sulla pagina Facebook ogni tanto!

Ho detto molto ma sicuramente non sarà tutto. I progetti dell’associazione sono ancora molti e non si fermano; siamo in attesa di aprire un nuovo rifugio e questo comporterà la necessità di nuovi fondi. Non smetteremo mai di impegnarci in prima linea per meritarci il vostro sostegno e la vostra fiducia. Quello che posso dirvi è che da agosto mi sono avvicinata a queste persone meravigliose e piano piano ho preso spazio, iniziando da piccole cose e aggiungendo un pezzetto alla volta. Spero di continuare ancora a lungo perché la soddisfazione di sapere che ho dato un contributo è tanta ma, credetemi, quello che fanno queste persone, da molto tempo, è immenso. A volte non si percepisce il lavoro che c’è dietro all’adozione di un gatto, alla messa in sicurezza di un micio ferito, alla cattura di un felino fuggitivo.

Questi volontari meritano un supporto e lo meritano anche di più quelle meravigliose creature a quattro zampe, accanto alle quali cerchiamo di lasciare un’impronta nel mondo.

Per avere informazioni su come sostenere Le Sfigatte, clicca qui.

Gender fluid, questo sconosciuto…?!

Poco tempo fa, durante una conversazione su W.A. con il mio mitico amico Lord Nerdy (il nome è già una garanzia, lo so), mi sono imbattuta in un argomento piuttosto complesso ed interessante: il gender fluid. Lui mi chiedeva se io potessi definirmi eterosessuale o bisessuale, pur sempre nel senso binario del termine. Sapevo bene che quest’ultima cosa, non la stava dicendo a caso. Tanto è che, nonostante io avessi già risposto, ricordo la ripropose poco dopo e così gli chiesi: dai, dimmi un po’, cosa intendi con questo “nel senso binario del termine”!

Ecco che mi espose una spiegazione piuttosto convincente ma da approfondire in seguito, grazie alla quale mi trovo oggi a scrivere queste righe.

Siamo abituati a classificare il genere in senso binario, in due forme mutualmente diverse di mascolino e femmineo. Questo sistema di genere fa riferimento unicamente alle caratteristiche biologiche dell’individuo ma è sufficiente a costituire una barriera socio-culturale per chi desidera variare o mescolare i ruoli di genere o identificarsi con più espressioni dello stesso. In questo modello binario, il sesso e il genere nascono allineati tra loro; per questo motivo, si presuppone che un individuo nato – ad esempio – con organi genitali maschili ed aspetto maschile, lo sia in tutto e per tutto. In un sistema binario non sono quindi ammessi come plausibili, individui con organi riproduttivi non-binari (intersessuali) e tutti coloro i quali si identificano come transgender, transessuali, di genere non-binario o di terzo genere.

Ecco quindi che capisco a cosa si riferisce; una visione molto aperta e rivoluzionaria delle cose quella in cui vuole portarmi con questa premessa. A breve la esporrò, con la premessa che sono conscia di una cosa che ho detto anche al mio piccolo Lord Nerdy: temo sia ancora presto per questo becero mondo e i suoi abitanti dalle menti binarie.

Mentre sulla definizione delle caratteristiche biologiche che definiscono il sesso di una persona, ci sono indicazioni specifiche, non si può dire altrettanto per il genere. Dunque è impossibile trovare una distinzione tra le due cose (sesso e genere) univoca ed universale. Per questo motivo sarebbe giusto e doveroso accettare finalmente l’esistenza e l’ovvietà del terzo genere e dell’intersessualità, di chi cioè non ha una definizione precisa o univoca della propria sessualità.

La fluidità nasce proprio da questo; l’assenza di costrizione ed etichetta che mette alle strette sul definire chi siamo e cosa siamo. Il gender fluid nasce con il genere e l’assenza stessa del genere. Nasce e muore con il genere. Un ciclo unico e continuo.

In occidente siamo ancora molto lontani dall’accettare come normalità, qualcosa che in realtà è sempre stato qui, dall’alba dei tempi. Eppure, in oriente, dove la spiritualità assume forme diverse, questa fluidità è libera di circolare. Questo modo di vivere la sessualità, in molte culture orientali, è visto come un tentativo di mediazione tra il grande spirito universale e i mondi umani/terreni.

Ancora una volta, mi chiedo come possiamo definirci un mondo civilizzato, se poi siamo sempre così indietro su tante cose.

Io personalmente non credo di potermi definire in nessun modo diverso da quello che ho sempre creduto di essere. Ma non mi interessa farlo. Il punto è proprio questo. Ha qualche importanza darsi etichette?! Non è più importante vivere, amare, essere amati?

#fatelamorenonfatelaguerra #genderfluidèbello