Sperando che tu legga…

Mi rivolgo ad un “tu” generico e ad un tu non generico.

Sto pensando ad una persona specifica mentre scrivo ma sono certa che ce ne siano molte altre simili sparse qui e là, che potrebbero riconoscersi tra queste righe.

L’orgoglio può essere una cosa bellissima e bruttissima allo stesso tempo. L’ho scoperto a mie spese, un’infinità di volte. La differenza in genere, la fanno i sentimenti che lo muovono. Se sono sentimenti negativi, come la rabbia e il desiderio di rivalsa, allora è certo che sarà orribile viverlo e farlo vivere. Se è mosso dalla volontà di voler bene a se stessi e mostrar rispetto e valore, allora può essere una delle più grandi forme di splendore che una persona possa mostrare.

L’assurdità dell’orgoglio è che delle volte riesce a confonderti a tal punto da farti credere di essere l’una o l’altra cosa a fasi alterne, da un attimo all’altro. Questo accade quando perdiamo qualcosa o qualcuno a cui abbiamo tenuto molto e non ce ne facciamo una ragione. Quando nonostante le circostanze, nonostante l’ovvietà della situazione, persistiamo nell’essere in pensiero, in allerta… come inquieti ma senza saperne realmente il motivo.

Quando si è convinti di conoscere come le proprie tasche una persona, quando quella persona la si reputa fragile e la si vuol proteggere, non si smette mai davvero di volerlo fare. Nemmeno quando ci ha preso il cuore e lo ha fatto in piccoli, insignificanti pezzetti.

Così succede che l’inquietudine di cui prima ho accennato sale. Perché un cuore fatto in mille pezzi, che deve rimarginarsi, fa ancora più fatica ad occuparsi e preoccuparsi. Soprattutto se di mezzo ci sono distanza e silenzi. Soprattutto se di mezzo c’è ostinazione ed orgoglio. Soprattutto se di mezzo c’è il nulla assoluto.

A nulla valgono i tentativi di auto-convincimento, quelli spinti dai momenti di rabbia. Quei tentativi sciocchi che dovrebbero servire a sminuire quel che è stato, ai nostri occhi, allo scopo di sminuire quel che i nostri occhi oggi vedono: un’evidente sofferenza di quella persona che nel suo orgoglio e nella sua ostinazione si è chiusa. Sola, nel suo mondo fatto di sogni infranti e speranze. Sono certa del fatto che non sappia uscirne. Sono certa del fatto che non sappia ammetterlo. Sono certa che anche se mi dovesse leggere saprà solo arrabbiarsi e negare. Perché è più facile arrabbiarsi piuttosto che affrontare la verità e reinventarsi, tornare sui propri passi e ammettere che forse qualcosa è andato storto, è andato oltre.

Lo so che fa paura, lo so perché ci sto passando anche io. So che è difficile, che forse lo hai già dovuto fare in passato e non sta funzionando. So che doverlo fare ancora ti spaventa. Ma non vuol dire che non si possa fare. La vita è una sola ma non vuol dire che si debba vivere in un modo solo.

So che se chi senti più vicino a te ti affossa ma poi ti convince che va tutto bene, che è più facile fidarti che va tutto bene piuttosto che fargli capire che ti sta affossando e che deve rialzarsi. So che rialzarsi è dura. So che cadere è dura. So che sentirsi soli è dura.

So che una volta soli, ci si può sentire più in compagnia di prima. So che i rapporti, se sono veri, si reinventano. Come la vita.

Spero che tu mi stia leggendo… buona vita!

Reinventarsi-ogni-giorno-alla-ricerca-di-una-vita-perfetta

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